I Pub in Irlanda

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Il nostro viaggio in Irlanda giunge oggi ad uno dei racconti che, insieme ai paesaggi fantastici ed unici dell’Irlanda, mi ha colpito più di tutti: il pub ed il significato che ha per loro questo punto di ritrovo. Radicato nella loro storia, ha acquisito anche per me più la dimensione di seconda casa, che di luogo dove recarsi da soli o in compagnia per un drink.

Ho già parlato della tradizione dei pub qui e qui, raccontandovi come il pub sia più un punto di ritrovo, che un mero luogo dove andare a bere, ma questo non rende il senso che in realtà assume il pub per un irlandese o per chi si trova a vivere un’esperienza di vita in quelle terre, per alcuni aspetti isolate e per altre così vicine e calde.

Non posso fare a meno di citare anche locali come il Porter House  di Temple Bar che, sebbene non si leghi alle tradizioni dei canti popolari irlandesi nel senso proprio della parola, nel mio cuore ha un posto d’onore per la musica che le band offrivano sul palco, a metà tra i due piani del suo locale. Già la stessa struttura, strana per un pub, ha sempre ricordato più un condomino che un pub. Sarà per questo che mi sentivo molto a casa mia e non credo neppure che il nome sia una casualità…

Contrapposti alla particolarità diciamo “moderna” ed attuale rispetto ai pub Irlandesi di cui ho fatto riferimento parlando del Porter House, ci sono anche locali pub più classici e caratteristici. Tra tutti quelli più frequentati e che meriterebbero una nota, ognuno per delle caratteristiche peculiari, vi inizio a raccontare del Johnnie Fox’s definito tra le altre cose come il Pub più alto d’Irlanda.

Questo locale ha ricordato, anch’esso, sempre una casa e credo che lo sia stata veramente in un lontano passato. Intriso di storia e tradizione, sebbene un tocco di “modernità” non abbia escluso neanche lui. Seduti ai tavoloni di legno del ristorante gustandosi le prelibatezze caratteristiche del posto, piuttosto che seduti al bancone del bar bevendo semplicemente una pinta di Guinness, non si può non notare la miriade di oggetti (a mio avviso originali e d’epoca) che ornano i soffitti e le pareti. Qui tutto sembra essersi veramente fermato a decine di anni fa e l’attaccamento alla propria terra tra le mille cose, per me, è rappresentato dalla cabina telefonica “British” all’esterno del locale …. ridipinta di verde in pieno stile Irish.

Delle molte tipologie di pub presenti in Irlanda, tra antico e moderno, tra caratteristici e ordinari, non posso non parlare di quelli che indipendentemente delle loro caratteristiche, lasciano di più il segno nei ricordi di chi ha potuto vivere in Irlanda per un periodo piccolo, medio o lungo e che per certi aspetti definiscono meglio l’immagine di pub come seconda casa, ovvero quello che viene definito il “Local”.

Per definizione questo pub è quello più vicino a casa tua, sia che tu abiti in città o in periferia, ed è quello nel quale ti rechi spesso (o sempre..!!!) durante la settimana. È il pub dove incontri pressoché sempre le stesse facce ed è quello dove vai a vedere le partite (dello sport non bene precisato, potrebbe essere calcio, rugby, snooker o altro). Questa tipologia di pub mi ha sempre ricordato un po’ la figura del “Bar di provincia” in Italia, per intenderci quello raccontato in molte canzoni ad esempio quelle che per me sono le più emblematiche e che raffigurano meglio il concetto ovvero “4 amici al bar” di Gino Paoli e “Bar Mario” di Ligabue. Devo dire però che il Local per me assumeva un’immagine più intima e caratteristica man mano che ci si allontanava dalla città, un po’ come avviene anche da noi. Forse quello che però in Irlanda caratterizza di più il Local è comunque il fatto di mantenere una caratteristica di intimità e singolarità anche nel mezzo di Temple Bar ricolmo di turisti.

Comunque sia il pub in Irlanda, caratteristico o moderno, local o central, in città o in periferia quello che non manca mai è una sana pinta di birra, persone per condividere una serata spensierata e tendenzialmente serena e la voglia di essere “leggeri” per qualche ora lasciando annegare preoccupazioni e pensieri in una pinta di “black stuff” rimandando a domani le cose serie della vita.

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