Vacanze in montagna in gravidanza, facciamo il punto

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Trekking in montagna in gravidanza??? Non, non è follia, ma fonte di benessere e gran carica di endorfine!

Indispensabile quindi mettere i puntini sulle i con le giuste e dovute premesse!

Non sono un medico, un ginecologo o più semplicemente una “facilona“. Magari per tanti una matta che mette a repentaglio la vita che si porta in grembo (e se lo pensate vi invito a leggere questo articolo fino in fondo), o magari per altri super sportivi non ho fatto nulla di eccezionale.
Consapevole che potrei sollevare un polverone sulla “delicata questione”, oggi più che mai penso sia importante raccontare la mia esperienza di viaggi in montagna in gravidanza, per poter aiutare quante più future mamme a fare questa scelta di vacanze.

Stare bene: La condizione di salute di partenza per vacanze in montagna in gravidanza

Ho 37 anni e mentre vi scrivo sono alla 26′ settimana della mia seconda gravidanza. Sono una mamma dall’animo sportivo, grande appassionata di trekking, che per ben due volte ha scelto di trascorrere le vacanze in montagna in gravidanza in Trentino Alto-Adige.
Sei anni fa (le riconoscerete perché sono le foto senza le rughe 🙂 ) a 1.750 metri in Alta Val Venosta in attesa di Federico e questa estate a 1.400 metri tra i sentieri della Val di Fiemme aspettando Giacomo.
Due maschi.
Entrambi con DDP a gennaio (data presunta del parto per gli ometti all’ascolto), che tradotto in semestri, settimane e compagnia cantante, significa trascorrere le vacanze estive nel secondo semestre di gravidanza. Quello che solitamente – e non potrei essere più d’accordo – viene definito di grazia: avete finito di vomitare persino per strada, sgambettate che è una bellezza, vi sentite splendenti, piene di energia e non avete ancora assunto la classica camminata da papera. L’ideale quindi per una vacanza al fresco facendo sano sport!

montagna in gravidanza trekking

Le mie sono due gravidanze fisiologiche, ma caratterizzate entrambe da problematiche legate a insufficienza venosa (mannaggia ai regalini delle nonne) a cui sono seguite immediatamente le raccomandazioni del ginecologo di muovermi il più possibile e non tenere troppo a lungo le gambe sotto una scrivania… e se lo dice il dottore…!
Bandite quindi per questo tipo di problematica temperature troppo elevate, crogiolarsi sotto il sole in spiaggia e parole come sedentarietà. Ergo, destinazione montagna come sinonimo di benessere per una donna con il pancione!

Ma qui ora casca l’asino e si apre il mondo dei pro, contro, favorevoli e contrari. Parole come altitudine, pressione, aria rarefatta, seggiovia e udite-udite FUNIVIA, sembrano remare a tutto spiano contro questo tipo di vacanza.

In effetti navigando sul web troverete tutto e il contrario di tutto. Io per prima ho fatto delle ricerche sul tema e non contenta delle risposte che trovavo, ho scelto di approfondire la questione, per prepararmi al meglio alla nostra estate in montagna in gravidanza.

trekking con il pancione

I dati oggettivi per una vacanza in montagna in gravidanza

Partiamo dall’essere concreti e pratici. Si parla della salute di mamma e bebè!

Altitudine montagna in gravidanza

Il problema N.1 che spesso attanaglia i pensieri per orientarsi su questo tipo di vacanza è legato all’altitudine di una destinazione.
Fin a che altezza posso andare prima che ci faccia male? è la domanda classica che si sentirà rivolgere un ginecologo. I commenti stile “Ma perché in montagna in bambini non nascono? O sulle Ande?”  seguono a ruota, ma quello che realmente genera il problema per l’inquilino che vi portate appresso, non è l’altezza in se e per se, quanto il cambio repentino di altitudine. Per intenderci è come passare dalla città, alla cima del Monte Bianco in pochi secondi. Ed è proprio per questo motivo che – in prima analisi – la funivia è bandita.
In aggiunta, considerate che le vacanze, i weekend, sono un periodo molto limitato, e che pochi giorni in quota non sono sufficienti al vostro fisico per abituarsi alla nuova altitudine. Fondamentale quindi salire gradualmente, viaggio per arrivare a destinazione compreso.
Considerate poi che uno dei motivi per cui si consiglia di rimanere a basse quote è legato alla facilità di prestare soccorso. Con più vi arrampicate per malghe e rifugi, con più sarà impegnativo avere un medico o strutture ospedaliere vicine. Non pensate subito al peggio (tiè), basta anche una semplicissima slogatura sul sentiero – vostra o di un vostro familiare – per generare il panico e rendere più difficoltoso tornare in paese.

montagna in gravidanza

 

Pressione sanguigna montagna in gravidanza

Il secondo tema “caldo”  – e strettamente correlato al primo punto – è quello legato alla pressione sanguigna della mamma, che in gravidanza è consigliabile sia tendente al basso, piuttosto che il contrario. E in montagna si sa, la pressione sale proprio per il fatto che aumenta l’altitudine a cui il nostro fisico è esposto.
Se siete quindi già soggetti a rischio in città, valutate con il vostro medico di fiducia la scelta di fare una vacanza in montagna e soprattutto in alta quota. Se invece, come me avete la pressione di un pesce rosso, via libera!
Per dormire sonni tranquilli potete anche decidere di monitorare la pressione con cadenza regolare. Vi basterà andare nella farmacia del paese che avete scelto come meta per le vostre vacanze. L’ho fatto io per prima! Chiedendo un controllo il giorno dopo che siamo arrivati e una volta alla settimana per tutto il periodo che abbiamo trascorso in Val di Fiemme. E se ho potuto sgambettare e salire su e giù dalle funivie è stato proprio per la sicurezza di aver mantenuto costante i miei 60/100 anche in montagna.

Periodo di gestazione montagna in gravidanza

Il terzo aspetto da valutare prima di arrampicarsi su e giù per sentieri, corrisponde alla settimana di gestazione. Il primo e il terzo trimestre di gravidanza sono quelli a cui prestare più attenzione. Il primo proprio per la delicatezza della fase embrionale, mentre l’ultimo è legato sia alla fatica del peso del pancione su gambe e schiena, che all’approssimarsi alla data presunta per il parto. Se quindi come me vi trovate nel pieno dell’evoluzione fisiologica di una gravidanza, potete consultare la mappa dei sentieri e scegliere l’itinerario che vi piace di più.

 

Trekking in montagna in gravidanza

A condizione che stiate bene, non abbiate la pressione alta e che vi siate abituate al clima di montagna, la risposta è Sì, si può fare!!

Il mio consiglio è di iniziare con piccole passeggiate a ritmo blando. Se già in montagna vige la regola che non si corre sui sentieri, con il pancione andar piano sarà ancora più importante! Camminate lentamente, scegliete per le prime escursioni tragitti brevi, che prevedano pause in malghe o rifugi e soprattutto fermatevi prima di arrivare al limite.
Non è una corsa, né una gara o una fatica. Deve essere una gioia!
Indispensabile mantenere la muscolatura tonica ed elastica, ma non pretendiate di conquistarla al primo trekking della vostra vacanza. Alternate SEMPRE un’escursione a un giorno di relax e non abbiate timore nel dire “sono stanca, oggi non mi sento di muovermi“.
Preferite itinerari ombreggiati al fresco di un bosco, piuttosto che quelli sotto il sole cocente, bevete molta acqua e portate sempre nello zainetto (da lasciare sulle spalle del vostro compagno) della frutta e qualche snack.
Affrontate le salite con dolcezza: percorsi più indicati sono quelli con poco dislivello, ma se vi capita di affrontare qualche salita, rallentate e non perdetevi in chiacchiere. Risparmiate fiato prezioso e avanzate con piccoli passi ad andatura costante.

Il suggerimento in più per vacanze in montagna in gravidanza

Il nostro cuore raggiunge una fase aerobica e di allenamento sopra i 140/150 BPM (battiti al minuto) che  corrisponde ad un livello di affaticamento per il corpo di una futura mamma. Avere il fiatone vuol dire essere già in affanno. Dovete quindi rallentare. Una buona idea – testata questa estate – è indossare il cardio frequenzimetro e controllare di rimanere sempre intorno ai 90/110 BPM massimo. Il cardio è utilissimo non solo in salita, ma anche in discesa dove camminando su sentieri facili e senza grosso rischio di scivolare, vi ritroverete a marciare spedite (magari anche a 120/130 BPM) … per poi ritrovarvi senza energie qualche km dopo… e hai voglia a giustificare che ti sentivi che andavi così bene!!!! 🙂

Funivie & Seggiovie

Dopo due settimane di ambientamento, le ho prese entrambe. Prestando attenzione all’altitudine massima raggiunta con gli impianti (per intenderci non sono mai salita sopra i 2.000/2.100 metri), confrontandoci con i gestori degli impianti a fune per capire in quanto tempo si arrivasse in quota e non superando mai i 1.000 metri di dislivello. Ovviamente ci sono comprensori che sono out, come il Pordoi o la Marmolada, ma il consiglio spassionato è quindi quello di non dire subito NO, io non ci posso salire, ma di documentarvi e di chiedere effettivamente le condizioni della risalita, così da non precludervi la vista su panorami spettacolari, anche a quote non da stambecco!

Resta inteso che questo articolo è frutto della mia esperienza personale e che è FONDAMENTALE che ogni donna valuti il proprio stato di salute con il medico di fiducia, prima di valutare una vacanza ani montagna in gravidanza. Per i consigli tecnici, ringrazio l’ospedale di Cavalese, la Farmacia di Predazzo e la gestione degli impianti a fune del Castelir – Alpe Lusia.  

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Ero una single convinta e giramondo, poi ho incontrato un Rospo ... e ho fatto spazio nel trolley! Ora siamo la Famiglia Rospi! Cosa amo di più (miei ometti a parte)? Viaggi, Avventure e Outdoor!