Itinerari di Carnia, alla ricerca del “Selvaggio West”

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Benvenuti nel Wild West’ ha detto Silvio, accogliendoci. ‘Domani vedrete che cosa intendo‘.

Silvio era un uomo di montagna, nato e cresciuto in questa selvaggia terra di confine. Ci trovavamo a Ovaro, un villaggio nel cuore delle Alpi Carniche in Friuli Venezia Giulia, vicino al confine con l’Austria e la Slovenia.

cosa fare in Carnia

Prime impressioni della Carnia cosa vedere

Accompagnati da un paio di bottiglie di vino, i racconti di Silvio scorrevano dolcemente come il vento che soffiava oltre le cime delle montagne intorno a noi. Un momento, ci raccontava avventure su due ruote intorno al Monte Zoncolan, uno dei simboli della zona, tappa impegnativa del Giro d’Italia. Poi, passava a parlare della Grande Guerra, e poi delle erbe spontanee della regione. I racconti si avvolgevano l’uno intorno agli altri – noi eravamo rapiti, e non riuscivamo a smettere di ascoltare. Silvio continuava a chiamare la zona ‘Wild West‘, ma non avevo idea del perché.

Carnia

Qualche ora prima, mi ero addormentata sul bus che ci ha portato da Udine fino al paese di Comeglians, la nostra base per i successivi tre giorni. L’ultima cosa che ricordavo era viaggiare sulla tangenziale di una tipica città di medie dimensioni, con magazzini e piccole fabbriche.

Poi, mi sono svegliata nel cuore della montagna. Era passato il tramonto, e le montagne erano tinte di blu. Tutto intorno a noi c’erano prati, verdi e brillanti nello splendore della primavera, villaggi con luci scintillanti e tetti in ardesia, e le imponenti vette innevate seminascoste dalle nuvole che avanzavano rapidamente. Il silenzio era totale. Non c’era un’anima in giro.

 

Mountain bike nelle Alpi Carniche  Carnia cosa vedere

Il giorno successivo, dopo una bella dormita, siamo partiti di buon’ora diretti verso la piccola frazione di Forchia Navantes, dove abbiamo lasciato alle spalle il furgone porta-bici, pronti a immergerci nella natura. Abbiamo pedalato in salita e in discesa, su strade asfaltate, sentieri di montagna e stradine rocciose, per 40 chilometri. Abbiamo attraversato diversi boschi, con il terreno ancora cosparso di foglie cadute, e le foglie appena nate, verde pallido, morbide e setose, che crescevano sui rami argentei.

Ogni volta che giravamo un angolo, uscivamo da un bosco o arrivavamo in cima a una salita, c’era uno splendido panorama a darci il benvenuto. Ampie vallate attraversate da fiumi, montagne spolverate con l’ultima delle nevi invernali e prati di color smeraldo, che mi hanno fatto venire voglia di lasciar perdere la bici e correre il più veloce possibile.

Abbiamo attraversato un paio di villaggi abbandonati, poco più di una manciata di case. Uno di loro, Dolacis, una volta era un fiorente insediamento di montagna – poi i suoi abitanti si sono trasferiti più in basso nelle valli, uno dopo l’altro, fino a quando ne è rimasto uno solo.

dolacis carnia

Il suo nome era Pietro, ed era soprannominato il ‘re del Dolacis’. Si è rifiutato di andarsene dal paese, di lasciare la sua casa, fino alla sua morte. Pochi anni dopo la sua scomparsa, diverse case del villaggio sono crollate dopo forti tempeste, e ora le loro rovine sono tutto quello che resta di una città dove un tempo decine di anime vivevano, amavano, ridevano. Una piccola cappella con il nome e la fotografia di Pietro è l’ultima memoria di Pietro, e di Dolacis.

Abbiamo anche attraversato villaggi abitati, anche se da una popolazione in rapido invecchiamento – ed è lì che abbiamo davvero apprezzato le particolarità delle Alpi Carniche. Quasi nessuno parlava italiano. Silvio doveva tradurre per noi lo stretto dialetto, che era incomprensibile a tutti noi, anche agli udinesi. Non ci si salutava col solito ‘Ciao’, ma con ‘mandi’, un’espressione dialettale che significa ‘che Dio ti protegga’.

Carnia_vacanze con bambini

Nel villaggio di Vinaio, davanti a un canyon spettacolare, abbiamo visto giovani donne che mescolavano il cemento in una betoniera e facevano legna nei boschi. ‘Queste cose le vedete in città?’ ha chiesto Silvio, sorridendo.

Durante le pause tra un racconto e l’altro, Silvio ha continuato a raccontarci la storia della Carnia. Tutti noi provavamo una sensazione di isolamento, di essere in un posto diverso, non solo dal resto d’Italia, ma anche dal resto del Friuli.

In realtà, la Carnia è stata uno stato indipendente, ben due volte. La prima volta è stata durante il Medioevo, per 343 anni, dopo essere stata donata al Patriarca di Aquileia dal Sacro Romano Imperatore. Poi, durante la seconda guerra mondiale: la Carnia fu dichiarata Repubblica Partigiana Libera da combattenti della Resistenza, e nonostante la repubblica sia stata breve (poco più di 2 mesi), il feroce spirito indipendente di questa gente di montagna è ancora vivo e vegeto.

Carnia, il Wild West.

Non so dove Silvio abbia trovato il soprannome, ma sembrava giusto. Un luogo dove le donne mescolano cemento, dove la gente del luogo parla una lingua incomprensibile, è accogliente ma diffidare dei turisti allo stesso tempo, e ti guarda con occhi penetranti, selvaggi, come quelli di un uccello di montagna. Il Wild West, uno dei pochi tratti delle Alpi il cui spirito non è stato distrutto dalla baldoria e dallo sviluppo forsennato del secolo scorso, dove la natura sta avanzando a tutta forza, reclamando ciò che una volta erano borghi e villaggi – come abbiamo visto a Dolacis.

Una terra da esplorare con cautela, senza dimenticarsi che non siamo altro che ospiti.

Informazioni pratiche Carnia cosa vedere

Un giro in bici sulle Alpi Carniche non è roba da principianti. I sentieri non sono ben segnalati e le condizioni non sempre ideali – le recenti piogge avevano reso alcune salite veramente impegnative per le gambe, e più di una volta sono scesa a spingere la bici. Anche le discese ripide, disseminate di rocce e rami, sembravano abbastanza pericolose per una non molto esperta di mountain bike come me. Inoltre, a causa di un errore organizzativo, i caschi non ci sono stati forniti.

Secondo me, avere una guida locale è assolutamente obbligatorio, a meno che non si sia esperti di bici. Silvio è una guida eccellente e lo consiglio con tutto il cuore. Parla buon inglese e tedesco e può essere raggiunto attraverso la sua pagina di Facebook Campeggio Spin – infatti, possiede anche un campeggio, un ostello di prossima apertura (il secondo in tutto il Friuli Venezia Giulia) e il fantastico ristorante Al Blitz. Silvio affitta anche mountain bike (assicuratevi di ricordargli il casco) e può portarvi in giro per tutto giorno, ma essendo un uomo di montagna, ciò che lui descrive come ‘facile’ non è forse così facile per il resto di noi!

Un giro più semplice che verrà sicuramente apprezzato dai bambini è una piccola ciclabile di 2 km che parte da Ravascletto, decorata con statue di legno che rappresentano i personaggi delle favole tipiche friulane.

 

Dove dormire nelle Alpi Carniche Carnia cosa vedere

La nostra base per il fine settimana è stata l’Albergo Diffuso di Comeglians, uno dei villaggi della regione. L’idea di Albergo Diffuso è nata proprio a Comeglians, in seguito al terremoto del 1976.

Alla ricerca di un modo per ristrutturare palazzi d’epoca danneggiati dal sisma, un architetto locale ha suggerito di trasformare antiche cascine e fienili in alberghi, conservando gli elementi e il carattere originale. Invece di costruire albergoni di cemento come altrove nelle Alpi, in Carnia si può alloggiare in vecchie case contadine con scale e balconi in legno – un modo per preservare gli edifici storici mettendoli a buon uso, evitando l’impatto ambientale della costruzione di un hotel enorme.

Coneglians Carnia

In Comeglians, ogni edificio può accomodare un numero di persone che varia da due a venti – questo è il motivo del nome ‘diffuso’, perché sono sparsi per la città. A Comeglians, c’è una reception centrale dove si ritirano le chiavi e si fa colazione.

Al giorno d’oggi, all’Albergo Diffuso di Comeglians, ci sono letti sufficienti per centinaia di persone. Ci sono altri alberghi diffusi in molti villaggi della zona: a Sutrio le camere portano i nomi di fiori, e a Sauris, la capitale gastronomica della regione, i visitatori possono soggiornare in belle camere con mobili d’epoca. È inoltre possibile trovare alberghi diffusi nel resto d’Italia, compresa la Sicilia.

 

Altre cose da fare nelle Alpi Carniche Carnia cosa vedere

Se non sei un fan di mountain bike, o se il tempo non assiste, è possibile esplorare i villaggi della Carnia, due dei quali hanno delle particolarità che saranno sicuramente apprezzate dai più piccoli.

Pesariis è un borgo unico che ospita il Museo degli orologi, l’unico patrimonio residuo di una antica tradizione orologiera. È possibile visitare il museo o girovagare per il villaggio, dove troverete orologi monumentali a ogni angolo – da una meridiana a un orologio astronomico, fino allo strano ‘orologio a scacchiera’, il primo tipo di orologio digitale, inventato nel 1930.

Museo orologi Pesariis

Un altro villaggio da visitare è Sutrio, dove le strade sono decorate con statue di legno. Come Pesariis e l’orologeria, nel villaggio di Sutrio sopravvive la tradizione della scultura del legno, a cui ogni anno viene dedicato un festival a settembre.

Un’altra bellissima cosa da vedere a Sutrio è un presepe monumentale, ‘Il Presepe di Teno’, scolpito interamente a mano da un uomo del posto.

presepe di teno

Nel Wild West si viene per apprezzare la natura e lo spirito indipendente della regione, mentre nei villaggi si possono conoscere le tradizioni e la storia, come l’affascinante racconto dei cramars, uomini locali che per secoli hanno attraversato le Alpi a piedi, a vendere medicine, tessuti e altri oggetti nell’impero austriaco. La Carnia ha poco terreno coltivabile, e così il commercio con i vicini del nord è stato per secoli l’attività dell’inverno, quando il lavoro nei campi è fermo. Con armadi in legno sulle spalle, i cramars attraversavano le Alpi sotto le tormente invernali, le piogge d’autunno e le inondazioni di primavera.

Questo si che è Wild West.

 

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About Author

La febbre del viaggio mi ha colpita all’età di cinque anni, quando ho ricevuto in regalo un libro con tutte le bandiere del mondo. Da allora non perdo occasione per esplorare il mondo con uno zaino in spalla insieme a mio marito Nick. Le 3 cose che amo di più oltre a viaggi avventura nella natura sono il cibo di strada, la montagna e i gatti.