Intervista a Tiziana, la Proffa del Web

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Un caffè a… solo per oggi, diventa “Un caffè in…” Perchè i caffè che ci offre la Proffa del web, al secolo Tiziana, autrice di  Learning is Experiencesono negli angoli d’Europa che le hanno rubato il cuore. 
40 anni appena compiuti, sposata, una figlia di 11 anni. Tiziana insegna lettere alla scuola media,  ricoprendo anche il ruolo di vicepreside. 
Oggi, a pochi giorni dalla riapertura delle aule, facciamo il punto sulla scuola ai tempi del web 2.0 con una Blogger di grande spessore, che è anche una straordinaria Lettrice e inguaribile Viaggiatrice. 



Perché la scelta di questo caffè, tra tutti i caffè bevuti nel mondo? Cosa ti ha ispirato questo posto e perché ti è rimasto nel cuore?
I miei ricordi di viaggio sono spesso legati a momenti di relax al tavolino di un caffè: da quest’angolazione privilegiata puoi osservare gli altri, i passanti, la vita che si svolge attorno a te. Al Kaffeehaus Diglas di Vienna ho imparato che c’è modo e modo anche per servire un caffè. Bastano un vassoietto, zollette di zucchero di diversi tipi su un piattino e un mini bricco d’argento per il latte per cambiare tutto.

Caffè a Vienna

Ricordo per esempio in Provenza in una piazzetta di Orange un caffè in compagnia di marmellata di pomodori verdi e di albicocche, succo d’arancia, pane e burro.

Ma per questa intervista vorrei farvi partecipi di un ricordo recente, del mio ultimo viaggio a Praga: in una giornata molto piena abbiamo fatto una pausa in un caffè storico, aperto nel 1881, dove usava andare Valclav Havel per riunirsi con gli altri politici dissidenti, il Kavarna Slavia. Kava in ceco significa proprio caffè (dal turco qahvé) e la tradizione del caffè è antica a Praga. Dalle vetrate dello Slavia si può gustare una splendida visuale del fiume, del castello e del Teatro nazionale. Mi è piaciuta l’idea che i germi di ribellione e libertà del gruppo di Havel si sviluppassero proprio ai tavoli di un caffè.

Tiziana a Praga


Ti ricordi il tuo primo viaggio?
Il mio primo viaggio risale a quando avevo cinque anni: per la prima volta con mia mamma e mia sorella prendemmo l’aereo per raggiungere mio padre a Roma, dove si trovava per lavoro. Erano i giorni del mio compleanno e di sera ricordo una cena in un localino di Trastevere.

Ma se devo ricordare il mio primo viaggio preferisco parlare del primo viaggio all’estero, a Parigi in viaggio di nozze. Alloggiavamo in una mansarda che dava sui tetti di ardesia della zona a si piedi di Montmartre. Le lunghe passeggiate, la visita al Louvre, al Museo d’Orsay, l’incontro con le pennellate di Van Gogh, gli spazi di Notre Dame e i colori delle vetrate della Saint Chapelle, la grandeur della Tour Eiffel e del Dome des Invalides. Eravamo curiosi e trepidanti per la prima esperinza di gestione dei pochi risparmi all’estero, non c’era ancora l’euro e facevamo mille conti per equiparare lire e franchi. Ci sono tornata più volte poi, ma quel primo assaggio è stato particolare!

Caffè in Provenza

Studenti, viaggi e l’esperienza della gita?
L’educazione oggi enfatizza la comunicazione mediata, simbolica, astratta a scapito di un contatto diretto, non solo visivo, ma anche tattile con le cose. Ecco perché viaggiare è un’occasione d’oro, come ho avuto occasione di dire nei miei post che hanno come etichetta proprio l’espressione “learning by travel”: un viaggio è un’occasione d’oro per apprendere. D’oro perché il viaggio è apprendimento full immersion, e perché è legato non a “sudate carte” da studiare, ma a un’occasione piacevole e rilassante. Viaggiare è infatti svago, ma anche un itinerario di conoscenza. Capita anche che un viaggio accenda la curiosità, il desiderio di approfondire la storia che sta dietro ciò che vediamo. Al ritorno si va alla ricerca di nuovi particolari con cui arricchire le proprie conoscenze. Fare un viaggio, spostandosi nello spazio, diventa l’occasione per tornare indietro nel tempo. Sostando e respirando tra le colonne di una cattedrale o tra le rovine di un castello o tra i megaliti di un sito preistorico, si coglie dal vivo lo spirito del passato, in modo diverso e più efficace che non studiando su un libro di storia.

La scuola ai tempi della rivoluzione web 2.0: laboratori d’informatica, libri elettronici o stampati?

Non tutto si può conoscere e acquisire tramite una tastiera, per imparare davvero occorre sporcarsi le mani, immergerle, impastare con ingredienti concreti e tangibili. Ciò non toglie che il web 2.0 è una splendida occasione per allargare gli orizzonti, un raffinatissimo strumento di conoscenza. Perché le sue potenzialità però vengano sfruttate davvero, occorre un’educazione anche su questo: il ragazzo di oggi magari è uno smanettone ma non ha un criterio di ricerca tra le fonti; ha a disposizione il mondo in un clic, ma non sa da dove cominciare a cercare e come discriminare tra verità e approssimazione. In questo l’insegnante e l’adulto continuano a rimanere fondamentali.

La scuola e il calendario scolastico: meglio il sistema vacanze italiano (3 mesi vacanze estive e poche settimane durante l’anno) o i sistemi stranieri che prevedono meno vacanze estive e settimane di congedo più lunghe durante l’anno?
Per rispondere alla domanda specifica dico che il clima italiano preuspporrebbe l’aria condizionata in classe se si dovessero accorciare le vacanze estive… scusate l’estrema prosaicità ma occorre essere pratici! Questo aspetto però, se posso permettermi, mi pare secondario: meglio una scuola dove si sperimenta, dove si collabora per imparare attraverso prove ed errori, meglio una scuola dove la lezione frontale e cattedratica lascia spazio al lavoro di gruppo, alla ricerca guidata dall’interesse, dove se un argomento coglie l’attenzione da qua si parte per esplorare, per approfondire, anche per lunghi periodi di full immersion.

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About Author

Ero una single convinta e giramondo, poi ho incontrato un Rospo … e ho fatto spazio nel trolley!
Ora siamo la Famiglia Rospi!
Cosa amo di più (miei ometti a parte)? Viaggi, Avventure e Outdoor!

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  • Grazie di questo spazio così accogliente, è stato divertente rispondere alle tue domande e mi ha “costretta a riflettere” sul mio lavoro e sul perché di alcune scelte. Se c’è qualcuno che ha altre curiosità, sarò ben lieta di rispondere… a presto!

    • Sono io, che ringrazio te, per avermi concesso il tuo tempo. E’ un onore avere le tue opinioni su un tema così “caldo” e importante, anche se mi toccherà personalmente solo tra qualche anno.

  • un piacere leggerti, Tiziana. Complimenti ad entranbe

  • Finalmente 5 minuti per leggere anch’io quest’intervista che tenevo sott’occhio da qualche giorno. Ce ne vorrebbero di proffe così, eh?!?!?
    Fra 2 giorni il mio scricciolo inizierà il suo cammino: chissà che la buona sorte sia con lui anche in questo

    PS: Tiziana, non so se sei mai stata a padova, ma anche lì c’è un caffè, il Pedrocchi, molto legato a un’insurrezione …

    • Il Caffè Pedrocchi l’ho studiato anche in storia dell’arte oltre che in storia, grazie di avermelo ricordato!