Gli Elementi dei miei Viaggi: il divino del fuoco di Olimpia

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Quando mesi fa chiamai Monica per proporle il tema Elementi, in merito alla sua iniziativa Il Senso dei miei Viaggi, non avevo idea del ritorno che ne avrei avuto. In termini d’immagini, di condivisioni, di persone, di luoghi.

Avevo nel cuore dei viaggi e degli scatti che ho ritrovato in alcuni di voi e nelle vostre citazioni. Oggi però vi presento gli Elementi dei miei Viaggi, dopo aver setacciato tutti album di foto digitali e vecchie scatole, interiorizzato l’alternarsi dei Quattro nella mia vita e aver cercato una declinazione che non fosse ancora stata condivisa.

Tra le foto che posterò, vi chiedo di sceglierne una: quella che più ha toccato le vostre corde e che verrà inserita nel collage cumulativo che vi presenteremo, Valentina, Monica ed io a chiusura dell’iniziativa, martedì 18 settembre.

Sfogliando gli album dei ricordi dell’estate 2001, ho rivisto l’impronta sulla sabbia quando misi piede ad Abu Simbel. L’impronta di un piede che aveva lasciato traccia del suo passaggio. E una corsa a vento libero, sotto il calore di quel sole che facendoti sentire i tuoi limiti, ti sussurra:”sei vivo”.

La fatica. Quella fatica che chi meglio di un atleta può conoscere. Ed io me ne ricordo bene.

L’ardere che avevo dentro quando pattinavo sul ghiaccio, con l’orgoglio colorato della mia bandiera sopra il petto. Forse è quella, ho pensato, la massima espressione dei nostri sensi. Perché come ancestrale oggetto umano, nel gesto di una passione, nell’espressione di un compimento fisico ed atletico sei testimone degli elementi di cui sei figlio e dei quali forse ti dimentichi di essere miracolo.

A partire da quel fuoco, il sacro fuoco di Olimpia, quel calore che brucia dentro quando ami uno sport e una disciplina fino ad essere tu stessa fiamma di quella fiaccola, che è il tuo sogno di arrivare.

E non è forse questo un viaggio? Partire per arrivare con l’intenzione di raggiungere e superare un limite per prefiggersene un altro sempre più sfidante?

Ed in questa ricerca di confini e spazio, accomuno le linee di margine valicate dai miei viaggi, e gli elementi che mi hanno trasportato nei ricordi, comparando il mio girovagare alle tracce lasciate da un atleta sulla terra testimone del suo olimpico sforzo.

Frutti della Terra a Queen Victoria Market – Melbourne Australia

La terra, con i suoi frutti, con il suo accogliente calore, regala la sua solida presenza, dando sostegno e nuova strada ad ogni tuo passo. E Abebe Bikila forse pensava proprio a questo, quando a ogni contatto con il terreno alle Olimpiadi di Roma del 1960, la terra rispondeva sulla sua pelle scalza l’energia solida di un pianeta complice della sua impresa da maratoneta.

Foto fuori concorso

Oppure come quel moto privo di forza fisica ma spinto solo dalla volontà, che non ha mai fermato la giovane Samia. Nata in una Somalia orfana d’identità ha commosso nel suo orgoglioso ultimo posto nelle Olimpiadi di Pechino e ha dato esempio nella sua morte da profuga. Mai si è fermata. Correva per raggiungere una vita migliore. Il suo traguardo è privo di gloria, ma non le sue gesta e l’esempio che ha dato con il suo moto perpetuo al raggiungimento di un sogno. Che fosse la fine di una gara o l’inizio di una nuova vita. La gloria sta nel non fermarsi mai.

Foto fuori concorso

E quell’energia diventava fuoco. Quel fuoco che nei suoi occhi e negli occhi di tutti arde quando spingiamo al massimo quella fiammella divina che c’è in noi, tirando fuori un Ercole, che in fondo, abbiamo tutti, quando guardiamo il sole. Una creatura umana dal sangue per metà divino, che visse tutte le sue imprese al fine di essere degno dell’olimpo.
Degno di depositare quel suo fuoco sulla vetta più alta, come ognuno di noi spinge la sua simbolica fiamma olimpica fino alla vetta più irta del suo limite.
E partendo dalla terra come umane piante di madre Gea, usando il nostro fuoco, puntiamo a raggiungere le altezze fisiche e spirituali dove trovare e perderci nel vento che ci accompagna nei nostri sogni.

Aria pura in alta quota – Sud Tirolo Austria

Perché i sogni sono l’aria che ci manca e ci tiene vivi lì, dove quella che respiriamo, basta solo per sopravvivere nel quotidiano. E allora in alto, o più veloci, per sentire quel vento fra i capelli che sulla pelle ci porteremo dentro fino alla fine dei nostri giorni. Un’aria pura, come quella che ci accarezza mentre sicuri solo del punto di partenza, abbassiamo i finestrini di una macchina in viaggio.

Come quella che mi ricordava la mia leggerezza quando volteggiavo sui pattini, utilizzandoli come un prolungamento delle ali che in me sentivo.
Su quel ghiaccio che ci accompagna all’elemento finale, che alla vita poi, ci riporta tutti.

 

Acqua che si trasforma in ghiaccio – Ciaspolando in Val Sesia

Se hai dentro un fuoco, hai solcato a forza il tuo passaggio sostenuto dalla terra e hai accarezzato il volo del gesto, respirando l’aria della tua realizzazione, benedirai il tutto con il tuo sudore.

E come un bagno battesimale, l’acqua regalerà vita, nel suo ruolo più arcaico, al compimento del tuo gesto. Rinfrescando il tuo sorriso, con le lacrime del traguardo e il sudore della fatica.

Avvolto da quell’acqua che ti riporterà al calore di un liquido amniotico, testimonierai quanto tu sei nato già vincente, perché presente in questa vita. Mentre nuova acqua entrerà in te per rigenerare le tue membra stanche, le tue ultime lacrime cadranno con il vento, posandosi sulla terra.
Il calore del sole le asciugherà, fissandone il fuoco della tua passione e quella traccia, sarà la testimonianza del tuo viaggio.

Perché se di divino c’è che per credere, basta il cuore…per un viaggio, non serve necessariamente una meta, ma solo noi, quello di cui siamo fatti e che ci portiamo dentro.

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Ero una single convinta e giramondo, poi ho incontrato un Rospo ... e ho fatto spazio nel trolley! Ora siamo la Famiglia Rospi! Cosa amo di più (miei ometti a parte)? Viaggi, Avventure e Outdoor!