#agostodifiemme, La vita in baita a Bellamonte

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Una musica tipica di montagna riecheggia nelle vie di Bellamonte. E’ il suono della fisarmonica che anticipa che nel paesino della Valle del Travignolo, giovedì 23 agosto, è una serata di festa.

Leo, Fede nello zaino ed io siamo appena rientrati da una gita nel bosco. Il desiderio di rimanere nel silenzio degli abeti rossi è stato più forte dei 15 kg che devo caricarmi in spalla per poter camminare lungo il sentiero dei Dossi Alti.

E pensare che da bambina questi boschi mi terrorizzavano.

La casa di Bellamonte, costruita nel ’75 dai nonni Granata, ha segnato la mia infanzia montanara e fungaiola. Chiuse le scuole, partivo per venire tra questi boschi, che ho girato in lungo e in largo a cercar porcini e finferli per mano a Nonna Ada e Nonno Stellio. Qui avevo un gruppetto di amici – bxxxxxissimi – che ritrovavo ogni anno. Ero la più piccola, sia per età, che per altezza, e a me toccava chiudere il gruppo quando all’imbrunire, si entrava nel bosco, che millantavano essere abitato da streghe e spiriti maligni – erano i tempi di Twin Peaks – e per me era facile crederci. Mai avrei immaginato che anni dopo, questi meravigliosi alberi, scelti addirittura da Stradivari per ricavarne i violini più pregiati al mondo, fossero in grado di regalarmi pace, serenità e libertà.

Appena rientrati alla base stanca e visibilmente provata dopo la camminata oltre i miei limiti fisici, ci accoglie la notizia che per cena, ci aspettano polenta, luganega e minestra d’orzo sulla Via Cece, la strada che dal Garni Belvedere, arriva al campeggio. E’ la zona dei tabià tipici di Bellamonte, dove anni fa, si svolgeva la vita tranquilla di questo piccolissimo paesino che segue il Travignolo. Tombolo, tosatura delle pecore, taglialegna e i piatti tipici della tradizione sono i protagonisti delle leggende narrate dal bravissimo narratore della serata, il Signor Miseria, di cui Federico è un po’ spaventato. Per lui, emozionato dall’atmosfera di festa e dall’idea di cenare fuori, ci sono i pirati! Così definisce tutti gli attori che agghindati con i costumi tipici dell’epoca, hanno preparato la serata per i villeggianti. In queste occasioni, capisco quanto il Bombi sia ancora piccolo. Sebbene fisicamente molto autonomo, si attorciglia alle mie gambe come un boa impaurito, mentre il narratore ci racconta di mele, vecchie megere in cerca di pastorelli da imbrogliare e altre storie di cui non conosco la fine, perché il cucciolo di casa Rospi è più attratto dall’allegria della fisarmonica.

La serata di rievocazione è resa ancora più magica da un delizioso spicchio di luna che ci accompagna per tutta la cena. Alla nonna tocca la zuppa d’orzo che Federico ha lasciato per accaparrarsi la mia polenta, salsiccia e tosella…e a me gli avanzi, degli avanzi…e io che speravo di ricaricare le energie dopo la sfacchinata pomeridiana!!!   

Torniamo a casa con la torcia che illumina la strada nel buio di Via Rubon, sotto una coperta di stelle che annuncia finalmente una notte tranquilla, dopo le ultime di temporali.

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Ero una single convinta e giramondo, poi ho incontrato un Rospo … e ho fatto spazio nel trolley!
Ora siamo la Famiglia Rospi!
Cosa amo di più (miei ometti a parte)? Viaggi, Avventure e Outdoor!